Gli alberi di pietra narrativa 26/02/2004 Si trovò catapultato in mezzo ad una radura immensa nella regione di Potosi’ ad ovest della Bolivia, fra laghi turchesi intarsiati, che decoravano la maestosa cordigliera reale delle Ande; in lontananza squarciava il cielo la vetta dell’Huayna Potosí. Marco, un biologo attento, eccelleva nel suo lavoro: procedure tecnico-analitiche in ambito biotecnologico, biomolecolare, biomedico indirizzate ad attività di ricerca. Era stato assoldato dalla Crew, una Società italiana che aveva investito una grossa quantità di denaro per rilevare uno screening del territorio stesso e della vicina Amazzonia. La città di Potosi’ si trova a 4050 metri ed e’ la più alta città del mondo, interessata da molto tempo da un grave dissesto economico, il lavoro predominante e’ il minatore; molti padri vivono con le loro famiglie a ridosso delle miniere, la povertà e’ sconcertante. Le desolate periferie contrastano con i bellissimi edifici del centro. Marco si era accampato alla peggio, con dei viveri che gli erano forniti volta per volta. Aveva adottato il piccolo Selvas rimasto orfano dei genitori a soli 4 anni; e quando rimaneva tanto tempo nelle zone impervie al freddo, il piccolo lo lasciava in accudimento a Mari Estella, una cara signora di mezz’età’ molto vicina a lui. Quel giorno si era spinto fino al Salar de Uyuni, un’immensa distesa bianca, il famoso deserto di sale; dure condizioni climatiche e assenza d’infrastrutture e strade rendevano il viaggio pionieristico. Durante il percorso si era soffermato a << Los arboles de piedra >> "rock tree" (roccia albero), prima di fare rientro a Potosi’, ma era qui, l’incontro con qualcosa di magico che conferiva una condizione di catarsi e oblio. Rocce sagomate dal vento per effetto dell’erosione creano giochi di luce e disegni sul terriccio, dominando l’altipiano, in mezzo ad una miriade di fenicotteri rosa, con le zampe a congelare nei laghetti che ogni tanto si aprono improvvisi qua e là. Il territorio e’ estremamente selvaggio; Marco ha il tempo di effettuare dei prelievi e riposare un po’. Medita sul resto del mondo lontano, la civiltà, la borsa, i nasdaq, la corsa contro il tempo. Riflette, con il volto rivolto al sole violento che gli bacia la fronte e i pensieri. Marco e’ solo, i suoi studi non riescono a colmare il vuoto d’anni di sofferenze di quelle popolazioni; quei macigni sinuosi lo strappano alla comprensione del senso di vita condotta da molti “normali”. Vestiti nuovi, divertimenti, sfarzo. L’Amazzonia e’ un enorme drago verde che si muove non tanto lontano da lui, combatte, con l’aria dei suoi grandi polmoni, contro i veleni del mondo civilizzato. Il disboscamento creerà uno stupro del territorio; cresceranno palazzi, e uomini senza cultura li abiteranno. Sarà la fine per tutti; per un attimo scene apocalittiche presero possesso della sua ragione e quasi non riusciva a concentrarsi sui dati che stava analizzando. Dati su dati, a milioni, presi negli ultimi anni; ma nulla pareva modificarsi, il mondo stava andando verso un’auto annullamento. Marco era certo di voler restare un uomo vivo, in mezzo alla natura, in mezzo agli indigenti del posto, alla loro cultura primitiva senza stravolgerla, ma semplicemente accompagnarla. No! C’era molto da insegnare a loro ma molto da imparare, ad eccezione della povertà devastante contro di cui egli si batteva, come si batteva per quella povertà non certo diversa, dei molti luoghi, della sua amata Italia. Ogni libertà condizionata e’ un decesso di un individuo; egli muore appena ti appropri della sua sopravvivenza. Osservò ancora una volta quegli strani alberi di pietra, cristallizzati come pensieri inerti, e caduti poco lontano, in mezzo al terriccio, senza far rumore. Chiuse il computer portatile con un click, chiuse quella parte di mondo avveniristico, malato di progresso iper tecnologico. Si chiedeva se un signore in smoking, o uno dei tanti sparsi sulla terra, si sarebbe stupito ancora innanzi al profumo semplice di un frutto, esotico o altra fosse stata la sua provenienza: senza OGM, senza interventi dell’uomo e della sua genetica, entrando in contrasto paradossalmente con gli studi svolti da egli stesso. Qualcosa doveva cambiare per ritenersi ancora cittadini del mondo, gli alberi di pietra mossero il capo: se ciò non fosse accaduto, sarebbero rimasti solo enormi massi e desolazione ovunque, culture impoverite dalla perdita d’altre culture assorbite per difetto e minoranza, ma da solo non ci sarebbe riuscito mai. Il pensiero volò in un baleno a Selvas: già lo stringeva a se, quando sarebbe cresciuto avrebbe imparato tante cose, prima di tutto a mantenere le proprie origini, poi a non distruggere niente ma solo a costruire, era certo l’avrebbe divulgato a quelli vicino a lui, innescando un gigantesco perpetuo tam tam. Questo perche’ un giorno venga a rovesciarsi la credenza, che le notizie cattive giungono prima di quelle buone. Roberta Vasselli Venezia, 26 Febbraio 2004